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L’INCHIESTA DELLA GUARDIA DI FINANZA 72 PAGINE PER UN BILANCIO CHE NON FUNZIONA. I DIPENDENTI: E’ UN ENTE PARALIZZATO E CLIENTELARE

Sparare sulla Croce Rossa

9/11/2006

di Paolo Baroni

 

ROMA. La Croce Rossa oggi? «Un ente paralizzato perché non ha una missione», denunciano i dipendenti che questa mattina tornano davanti a Montecitorio a protestare. «Ingessato dalla burocrazia», lamenta il presidente Massimo Barra. In pieno caos contabile, si direbbe sfogliando le 72 pagine della relazione ispettiva condotta da Mario Guida per conto della Ragioneria generale dello Stato. Che oltre al «giallo» dei 14 milioni di euro destinati alla Missione Antica Babilonia e forse spariti, ha portato alla luce una lunga serie di irregolarità e di sprechi.

Conti precari
«Attenti a parlare di buco nei nostri conti» avverte Barra. Che con tutti i crediti che vanta in giro per le amministrazioni pubbliche preferisce parlare di «tensioni di cassa». Lui, al fatto che sotto la gestione del commissario Maurizio Scelli siano spariti dei soldi, non ci crede. «Non c’è malversazione - afferma -. I soldi non spesi stanno nel calderone: la nostra è una cassa unica». E Scelli assicura: «Nessuno si è messo in tasca un euro». La speranza, come è già avvenuto per i 2 milioni di euro avanzati nel 2003, è che il ministero della Difesa lasci questi fondi alla Cri. L’intervento Nassiriya, dove gli uomini della Croce rossa fungono da ausiliari delle forze armate, infatti, da sempre è «strutturalmente in avanzo», per una cifra annuale che oscilla tra il milione e mezzo ed i 3 milioni di euro. Al contrario dell’ospedale di Baghdad, dove nel 2005 sono stati assistiti oltre 161 mila pazienti e dove i pagamenti del ministero della Difesa arrivano sempre in ritardo: i 4,22 milioni del primo semestre 2005 li stanno liquidando ora, gli altri 4 del secondo semestre sono in fase di rendiconto, mentre per i 2,2 del primo semestre di quest’anno si aspetta l’approvazione del progetto. «Il nostro ente - lamenta il presidente - è a sovranità limitata: siamo costretti a subire scelte prese in stanze che non conoscono la Croce Rossa».

Sprechi e violazioni
Il ministro della Difesa Arturo Parisi ieri ha detto di non sapere nulla del «buco» iracheno e di rimettersi «a chi di competenza, ivi compresa la magistratura». In Parlamento, però, è già arrivata l’interrogazione di Tana De Zulueta che chiede al governo «di fare chiarezza». Dalla relazione dell’Ispettorato di finanza, invece escono altri elementi che confermano il disordine nei conti Cri. Le stesse «incertezze organizzative e funzionali» denunciate a giugno dalla Corte dei Conti che, esaminando il bilancio del 2003, l’ultimo trasmesso alla magistratura contabile, puntava il dito contro gli «eccessivi ritardi dell’Ente nel deliberare documenti finanziari essenziali per la regolarità di ogni esercizio» e accusava la Croce Rossa di scarsa trasparenza nell’utilizzo dei fondi raccolti con le sottoscrizioni, di un uso distorto dei fondi della Difesa, di un eccesso di consulenze esterne e anche dell’assenza di un quadro esatto relativo agli immobili utilizzati ed al parco auto.

Auto blu restituite
Il rapporto consegnato nei giorni scorsi ai ministeri vigilanti (Economia, Difesa e Sanità) porta alla luce altri punti critici. Ad esempio la nomina di 4 capi dipartimento (200 mila euro lordi l’anno) in aperta violazione del decreto 165 che vieta questo tipo di soluzioni organizzative. Nomine che vanno ad allungare l’elenco degli oltre 150 consulenti dell’Ente, a gonfiare i relativi capitoli di spesa, oltre a creare tensioni interne e problemi organizzativi. Violazioni alle norme della Finanziaria 2004 e alle procedure sugli acquisti nella Pubblica amministrazione spuntano quando la Ragioneria esamina la situazione del parco auto: 22 vetture acquistate dal 2003 al 2006 dalla sede centrale, di cui 5 nel 2005 e 5 nel 2006 quando per legge il numero delle auto blu andava ridotto. Auto «che possono esser definite di lusso», come Volvo S40 e S60, alcune delle quali ora andranno rispedite al concessionario per «rientrare nella norma» come intima l’ispettore. Tra l’altro, per alcuni contratti di leasing, la Croce Rossa non aveva nemmeno avuto l’accortezza di utilizzare la Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione.

Il caso Sicilia
La vicenda della Sise, una società per azioni costituita nel 1998 per svolgere i servizi di pronto soccorso per la Regione Sicilia, un appalto da oltre 76 milioni di euro, merita un capitolo a sè stante. Perché si è tradotta nell’assunzione senza alcun concorso ed alcuna selezione di ben 3.360 persone tra cui oltre 2.600 barellieri quando a livello nazionale le restanti 1100 sedi della Cri ne occupano in tutto 1.650. Motivo? «Assunzioni clientelari in vista delle elezioni regionali, che altro?» spiegano dall’interno dell’ente. Anche sull’acquisto delle nuove ambulanze, 160 in tutto (16 milioni di euro), si sarebbero registrate irregolarità: anche in questo caso molti contratti di leasing sono stati stipulati «senza evidenza pubblica».

Di nuovo in piazza
I dipendenti della Cri, che aspettano ancora gli aumenti previsti dal contratto integrativo del 2001, e che con le loro proteste della scorsa primavera hanno fatto scattare l’ultima ispezione, oggi tornano a manifestare davanti a Montecitorio. All’ente chiedono di rispettare gli impegni presi, mentre al governo sollecitano una modifica dello statuto del 2005 («perché altrimenti si va alla paralisi completa»), un impegno per sanare la situazione degli oltre 2400 precari e un intervento più deciso contro gli sprechi.