Dipendenti della Croce Rossa si sono riuniti in un comitato per chiedere garanzie sul proprio futuro

 Al 118 due operatori su tre rischiano il posto

In 45 per affrontare le emergenze: «Ora basta, non vogliamo più essere precari»

TORINO - I precari della Croce   Rossa torinese sono  sul piede di guerra: puntualmente  dimenticati dal Governo, chiedono di essere inseriti nella prossima finanziaria per  poter almeno usufruire di una  proroga alla scadenza dei contratti  fissata per il 31 dicembre prossimo -, in attesa che il Governo stesso elimini il blocco alle assunzioni nel settore pubblico che, di fatto, impedisce alla Cri di assumerli a tempo indeterminato.

 

      A Torino, la Croce Rossa Italiana gestisce 6 postazioni ­ due alle Molinette due al  Giovanni Bosco, una al Gradenigo e, una al   Mauriziano per un totale di 12 ambulanze – e occupa circa 45 dipendenti del personale viaggiante, di cui più di 30 assunti con contratto a tempo determinato.

E per sollevare l'attenzione su questa delicata questione, i precari - che sono 2500 circa in tutta Italia - hanno  fondato un coordinamento che si occupa di iniziative, incontri, manifestazioni e scioperi a fianco dei dipendenti di ruolo per i rinnovi  contrattuali e altre ri­vendicazioni, oltre, naturalmente, di tenere viva  l'attenzione sulla questione precariato.

 

«Siamo stati assunti nell'aprile del 2003 - racconta Gianni Perotta, uno dei membri del coordinamento - con un contratto in base alla legge 368. La scadenza era fissata per il 31 dicembre dello stesso anno, poi il contratto è stato rinnovato fino al dicembre dell'anno successivo grazie a un decreto legge dell'ultimo minuto sollecitato dai sinda­cati». La speranza dei precari, dopo quella estenuante batta­glia, e con il terrore di rimanere senza lavoro, era che la finanziaria successiva potesse contemplare la possibilità di rinnovare i contratti a tempo determinato stipulati dalla Croce Rossa Italiana.

 

«Già in occasione della prima stesura della legge finan­ziaria 2006 però - ricorda Perotta - ci siamo resi conto che non eravamo stati inseriti, abbiamo aspettato che la stessa fosse approvata dal Senato, sperando che qualcuno si accorgesse della mancanza e che ci infilasse anche all'ultimo minuto, magari con un emendamento».

Ma anche quella volta niente. Esisteva il rischio concreto che dal primo gennaio di quest'anno 1700 lavoratori, su un totale di 2500, rimanessero a casa.

 

In Piemonte, e in particolare a Torino, voleva dire che il 118 sarebbe rimasto scoperto, essendo i precari più del 70 per cento del personale operante. L'unico risultato ottenuto, dopo presidi e manifestazioni davanti a Palazzo Chigi, a Roma, è stato quello di vedersi rinnovato all'ultimo momento il contratto per un anno ancora. Uno stillicidio.

 

«Il nostro interlocutore ­conclude Perotta - è il Governo e ci piacerebbe capire se il rinnovo del contratto sarà fatto tramite finanziaria o ancora una volta attraverso un decreto dell'ultimo minuto. Purtroppo non lo sappiamo e continuiamo a lottare per la regolarizzazione del nostro posto di lavoro, e per fare il punto della situazione abbiamo indetto per 1'8 settembre  un'assemblea nazionale dei lavoratori precari della Croce  Rossa per decidere le strategie di un nuovo autunno caldo. Speriamo almeno in una proroga di non meno di 24 mesi, in attesa che il blocco delle assunzioni - che dal '99 impedisce di stipulare contratti a tempo indeterminato­ venga finalmente tolto».

 

di RAFFAELLO GJllO'ITI