28 giugno 2007

 

IL QUOTIDIANO DELLA SERA - ROMA

 

 

Al C.E.M. di via Ramazzini 31 a Roma, la protesta dei lavoratori è senz'altro particolare. L'hanno definita loro stessi come occupazione responsabile e autogestione, sono qui e continuano a lavorare anche più di prima. Sono dipendenti della Croce Rossa, ma l'80% ha un contratto a termine, che, fino a pochi mesi fa, sembrava potersi trasformare finalmente in contratto a tempo indeterminato. Poi la disputa tra CRI e Ministeri competenti, un emendamento in finanziaria e le speranze sono sfumate. Non contenta l'amministrazione centrale della Croce Rossa ha rilanciato, annunciando che i posti vacanti sarebbero stati coperti con lavoratori interinali.

Per gli assistenti e gli educatori del Centro si è palesata così la minaccia di una esternalizzazione  del servizio, in pericolo anche i contratti a tempo determinato. «Se si gioca al ribasso, rischiamo di essere coinvolti pure noi – dice Vanessa Sana, coordinatrice dell'agitazione – come è già avvenuto in altre strutture». Anche il lavoro presso un organismo internazionale come la Croce Rossa, in Italia, può essere precario. Secondo i dati diffusi dal coordinamento precari CRI, alla fine del 2006 il numero dei precari in Croce Rossa era di 2276 lavoratori (1894 civili e 382 appartenenti al corpo militare).

Un numero che supera, e di molto, il numero dei dipendenti a tempo indeterminato. La Croce Rossa ricorre da molto tempo a forme contrattuali a tempo determinato, ma fino a qualche anno fa la regolarizzazione dei lavoratori era periodica.

Per questo dopo un mese di protesta pacifica, con un tavolino all'ingresso del reparto, lunedì mattina hanno occupato una stanza della struttura e hanno cominciato a gestire da soli il Centro. «Vogliamo dimostrare che siamo in grado di coprire il lavoro anche con l'attuale organico, in questo ci aiutano anche i dipendenti amministrativi». Il lavoro qui non è uno scherzo. Il C.E.M., Centro Educazione Motoria è per molti versi il fiore all'occhiello della Croce Rossa a Roma, una struttura riabilitativa unica nel suo genere, nella quale i pazienti spesso affetti da gravi forme di disabilità, vengono assistiti da operatori, educatori, terapisti della riabilitazione.

Attualmente i posti sono tutti occupati, 45 “ragazzi”, come li chiamano loro, vivono nel centro mentre 13 frequentano il centro diurno. «Noi non arriveremo mai a lasciare il nostro compito di assistenza  - continua Vanessa - la nostra controparte sono i vertici della Croce Rossa, non i nostri assistiti, non abbiamo la minima intenzione di arrecargli alcun disagio, considerato che la loro vita dipende dal nostro lavoro». «Questo è un lavoro che se non lo fai con competenza, per scelta consapevole, chi ci rimette sono i ragazzi ricoverati qui» chiarisce Patrizia, un'altra assistente precaria.

A sostegno dei lavoratori a termine, riuniti dal 2005 nel Coordinamento Precari CRI, il sindacato RdB Cub che ha organizzato uno sciopero e una manifestazione per il 6 luglio.

«Quello che noi chiediamo – spiega Vanessa - è che ci sia un tavolo congiunto a cui si possano sedere sia i sindacati, i rappresentanti dei precari, l'amministrazione centrale della Croce Rossa, la parte politica e i ministeri competenti, in modo che finisca questo gioco al rimpiattino in cui ciascuno scarica le responsabilità.

L'unica soluzione per noi auspicabile è la stabilizzazione». Nei prossimi giorni sapremo cosa ha deciso la Croce Rossa, intanto a via Ramazzini si è deciso di continuare l'agitazione almeno fino allo sciopero del 6.